Lana Del Rey: Il nuovo album Norman Fucking Rockwell è il ritratto di un'America decadente

Con il nuovo album Lana del Rey racconta un’America imborghesita nei modi ma impoverita nell’animo. Per farlo prende a pugni l’icona Norman “Fucking” Rockwell

Lana del Rey non è figlia del nostro tempo. E non fa nulla per apparire tale. newyorchese dall’imprinting cosmopolita, sognava di aprire una comunità in pieno stile sixties. Di cui lei, ovviamente, ne era la principessa. Artista, cantautrice, sempre meno indie e sempre più pop, nella sua versione più sublimata, doveva essere il fulcro della comune. Ma le aspettative sono il peggior fantasma che una persona possa rincorrere. I sogni affogarono ben presto in fiumi di alcool, a quindici anni finì alla Kent School, istituto che alternava insegnamenti a cure per alcolisti. E certo, anche questo trasfare nel nuovo album di Lana Del Rey: Norman Fucking Rockwell!.

Il mito di Los Angeles

La prima chitarra a diciott’anni. Insegnamenti fumantini dello zio, gli accordi più scontati. “Erano scorciatoie, trucchetti. Ma ho capito che probabilmente avrei potuto scrivere un milione di canzoni con quei pochi accordi”. Oggi è tra le perle del pop, anche se non ha fondato nessuna comunità. Eppure si è trasferita a Los Angeles, città che regala sempre una visione artistica alternativa e continua a rivivere nel mito degli anni ’60. Lana ha attinto a piene mani dall’ossigeno losangelino, a partire dal moniker artistico, che più spagnoleggiante non poteva essere. Spiagge, marijuana e quella fottuta incapacità di dare un futuro alle proprie aspettative.

Pro e contro Norman Rockwell

Desideri, ansie, paure. Nella musica di Lana del Rey c’è tutto questo, così come vi appartiene il suo percorso universitario: laurea in metafisica. Il desiderio più grande dell’artista americana sembra essere un ritorno al passato, a quelle vibrazioni di collettività e associazione scevre da interessi personali e prevaricatori. Nulla più del suo album Norman Fucking Rockwell celebra questa sensazione. A partire dall’illustratore icona dell’America della prima metà del ‘900, violentemente sbattuto nella title-track dell’album. Lui, dai più acclamato come illustratore sano della media borghesia a stelle e strisce, pare trasformarsi nell’antagonista ideologico di Lana. Un avversario amato e allo stesso tempo odiato per ciò che rappresenta (o meglio, ha rappresentato).

E’ la borghesia americana il nemico giurato della cantautrice. Quella borghesia oramai dilagante, nella testa delle persone prima che negli averi. E lei altro non è che la paladina triste e fuori luogo di un sentire diverso. “I’m the bolt, the lighting, the thunder/ Kind of girl who’s gonna make you wonder,eho are you and who you’ve been”, scrive in Mariners Apartment Complex. “Sono il fulmine, il lampo, il tuono, il tipo di ragazza che ti farà venire i dubbi su chi sei e chi sei stato”. Quindi, attenzione, Lana non sa dove vuole arrivare ma conosce bene cosa vuole evitare. Gli uomini medio borghesi, per esempio. Quelli da una serata e via, quelli a cui piace apparire e se provi ad analizzarli dentro ritrovi solo un grande vuoto, nulla di eclatante.

Sonorità sixties

Come i personaggi di Rockwell che popolano il nuovo album di Lana Del Rey, apparentemente così normali e semplici nella vita di tutti i giorni, ma portatori inconsci di un sentimento capitalista e individualista. Nulla a vedere con le comunità californiane che da sempre accompagnano il subconscio di Lana del Rey. Mito che l’artista trasferisce, ben visibile, anche nelle sonorità. Con quella voce a metà tra la grazia Cat Power e i riverberi killer di Joni Mitchell, Lana ci accompagna in un mondo ideale, fatto di canzoni che potrebbero benissimo accompagnare ogni tramonto di Venice Beach, o meglio, “Venice Bitch” per dirla con la cantautrice. Venice, altra roccaforte comunitaria trasformata in specchietto per allodole borghesi. Non c’è pace per Lana.

Oggi gli uomini di cui si circonda Lana hanno tutti lo stesso difetto: si comportano come bambini nonostante siano alti 1,89.

La guerra finirà, se lo vuoi

Unica via per la redenzione pare essere il recupero dell’anima pura che si opponeva alla rincorsa del sogno americano. Quel sogno che Norman Rockwell riproponeva nelle sue tele d’artista e che oggi sembra cadere sotto i colpi del dubbio: quel sogno non lo abbiamo mai raggiunto, si ripete Lana. “I Heard the war is over if you choose”, “ho sentito che la guerra è finita se lo scegli”. Lei ha deposto le armi, gli americani probabilmente no. E come durante la seconda guerra mondiale sperano, con un pizzico di disillusione, che Norman Rockwell si rimetta a disegnare quelle tavole che lo Casa Bianca utilizzava per mantenere alto il morale della popolazione. Ragazzotti generosi e virtuosi che partivano per il fronte e ne ritornavano vincenti. Oggi invece gli uomini di cui si circonda Lana hanno tutti lo stesso difetto: “You act like a kid even though you stand six foot two”, si comportano come bambini nonostante siano alti 1,89.

Doin’Time è il primo singolo estratto dal nuovo album di Lana Del Rey, “Norman Fucking Rockwell!”

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