Lizzo, Rico Nasty, Haviah Mighty: Le migliori voci femminili R&B del 2019

Il soul sta cambiando pelle avvicinandosi sempre più all’R&B e all’Hip Hop. Dopo la scomparsa di Aretha Franklin quali saranno le nuove dive del Soul?

Prima di partire con le migliori voci R&B del 2019, andiamo per ordine. E’ il 16 agosto 2018 quando the “Queen of soul” Aretha Franklin lascia la vita terrena. Celebrazione unanime per la regina del soul, figlia del predicatore battista Franklin e nata e cresciuta a Memphis, Tennessee, America verace. La sua carriera inizia attorno ai primi anni 60 quando, scritturata dalla Columbia Records, inizia a incidere i primi 45 giri. Il repertorio jazz che le viene affidato non la aiuta. Aretha ha nella voce un’arma nucleare e il jazz non è esattamente il genere che la può innescare. Qualche anno più tardi, nel 1967, è la Atlantics Records che prende per mano la ragazzina di Memphis per trasformarla in stella mondiale. Abbandona il jazz e si dedica al soul. Da quel momento diventa per tutti “the Queen of soul” e la storia parla da sola. Aretha ha un’estensione vocale pazzesca e qualsiasi genere venga da lei sfiorato, rock, soul, funk, assume i contorni di un’opera d’arte.

Oggi, a più di quarant’anni dal suo esordio e una manciata di mesi dalla sua scomparsa, il soul ha cambiato pelle e connotati stilistici. Raramente si schiaccia l’occhiolino al funk, men che meno al rock. Le chiavi di volta si chiamano rap e R&B; le artiste fanno a gara a chi più riesce ad interiorizzare gli insegnamenti di questi generi per riproporli con la loro voce ammaliante. Ma c’è un punto fermo che resta imprescindibile: le voci migliori sono quasi sempre black. Merito della cultura afroamericana, della potenza delle loro casse di risonanza, dell’anima che le muove. Esempi? Ella Fitzgerald, Billie Holiday, Nina Simone, Etta James, Tina Turner e potremmo star qui per ore.

Anche oggi, anno 2019, nuove artiste dalla voce sensazionale stanno facendo capolino nel mondo del soul macchiato dal R&B. Si tratta di ragazzine, più o meno esordienti, che iniziano a fare incetta di visualizzazioni Youtube e Spotify ai ritmi dei grandi interpreti. In questo articolo proveremo a fare un piccolo resoconto sulle migliori voci rap e R&B che ci terranno compagnia nei prossimi anni. Siete pronti?

Lizzo: Cuz we love her

Lizzo, al secolo Melissa Viviane Jefferson, è figlia dell’America nel vero senso dell’espressione. Nasce a Detroit, cresce a Houston e sfonda a Minneapolis. I primi passi nel mondo della musica hanno a che fare prima con l’indie e poi con un gruppo R&B tutto al femminile. Successi abbastanza risicati ma premi che iniziano ad arrivare con una certa costanza, segno che i grandi produttori si accorgono delle potenzialità di questa ragazzotta americana. L’anno 2013 è quello dell’esordio definitivo in solitaria. L’album si chiama “Lizzobangers” ed è un bel misto di vocalità e rumore. Esercizio ripetuto con il buon “Big GRRRL Small World” del 2015. Forse troppo rumore e registrazioni volutamente simil lo-fi. Per esplodere bisogna affinare il mood, risaltare la voce e giocare con quel corpo voluttuoso che si ritrova. Ecco che a inizio 2019 arriva il disco destinato a ribaltare le classifiche. “Coz I lov you” è semplicemente uno dei dischi R&B dell’anno. Più pulito nella produzione rispetto alle schegge precedenti, maggiormente centrato sull’ampiezza vocale dell’artista e soprattutto pieno zeppo di potenziali singoli spacca radio. “Truth hurts” ha quel lento incedere che pare sempre sul punto di esplodere, “Soulmate” è il classicone da festa in piscina, “Juice” è R&B americano vero e proprio con un ritornello memorabile. Il punto esclamativo? Si chiama “Tempo”, è un tormentone underground che prevede la collaborazione di niente meno che Missy Elliott. Dichiarazione d’intenti bella e buona nonché investitura da futura grande artista. Chiude il disco la title track “Coz i love you”, intrigante nel piano appena accennato e pomposa nel ritornello che riporta alle orecchie una Aretha in tour con gli Alabama Shakes. Oversize nella taglia e nelle intenzioni. Ci piace molto.

Rico Nasty: La rabbia cadenzata dalla sugar trap

Nasty viene dal Maryland ed è l’antitesi di Lizzo. Per svariati motivi, in primis l’aspetto fisico. Se quell’altra si presenta morbida e voluminosa, Nasty è secca quasi da far paura. Con l’acconciatura che varia a seconda del lato di sveglia mattutina la nostra eroina esile ha probabilmente percorso la strada inversa rispetto a Lizzo. Madre a 18 anni, da quando non si è pronti nemmeno per guardare l’orizzonte della vita, ha dovuto affrontare un percorso a ostacoli per uscire dal guscio. Il padre del figlio morto ancora prima di vederlo nascere, la scuola abbandonata in fretta e furia e un lavoro come assistente ospedaliera dove ha capito quanto è labile il confine tra il certo e l’incerto. La musica come unica salvezza. Il suo esordio nel 2017, “Tales of Tacobella”, è nient’altro che uno spaccato trap cadenzato e senza ritmo eccessivo, figlio delle mode di questi anni. Piccola accelerata nei tempi e nelle batterie con “Sugar Trap 2” (sempre 2017) e “Nasty” (2018) fino a dare la sferzata definitiva con il clamoroso “Anger Managment” di quest’anno. Padre putativo di questo cambio di ritmo è senz’altro il produttore Kenny Beats, vera e propria miccia incendiaria nella musica di Rico Nasty. Il nuovo album presenta sonorità ormai più rap e sempre meno soul, la sua voce non più lavorata dall’autotune ma gridata a squarciagola, come se dovesse emettere chissà quale rabbia repressa. Ed è un bene perché la grinta di Nasty appare quasi celestiale tra i rumori dei beats creati dal signor Beats. Scusate il gioco di parole, ma era necessario.

Haviah Mighty: La black queen dell’Ontario

Sembra strano ma questo è il suo vero nome. Altrettanto originale il fatto che sia menzionata in quest’articolo senza aver superato nemmeno i 100.000 ascolti su Spotify. Eppure Haviah ha le stigmate della diva belle evidenti sul suo viso. Black, statuaria, labbra carnose, estensione vocale ampissima e un disco appena uscito da pelle d’oca. Haviah nasce in un quartiere bianco di Toronto, dove razzismo ed offese sono all’ordine del giorno. Non può uscire in bici, girare da sola per le vie del sobborgo natìo, né lei né le sorelle. Poi, vicino ai 10 anni, la famiglia si trasferisce a Brampton. Qui, in un centro più piccolo, riabbraccia la sensazione di libertà e avvicina quello che diventerà il mondo dei suoi sogni: l’hip-pop. “13th Floor” racconta di femminismo, diritti e adolescenza. E’ una sorta di personalissimo manifesto della propria giovane vita. Il ritmo confonde rap a hip-pop restituendo una miscela R&B piacevolissima, i beats dannatamente underground e velatamente oscuri, il suo flow convince già al primo ascolto, così come la voce plasmata a seconda dell’umore del pezzo. Ancora in fase embrionale ma questo sembra proprio un grande progetto. Entra di diritto tra le migliori voci rap e R&B femminili del 2019.

Rina Mushonga: Battiti suburbani in salsa Chapman

Non è americana, non è la donna che vi aspettereste ma ha le carte in regola per sconvolgere la vostra giornata. Si chiama Rina Mushonga, è nata in Zimbabwe, vissuto nei Paesi Bassi ed è in perenne rotazione per le vie del mondo. Dopo un album d’esordio passato in sordina, intitolato “The wild, the wilderness” e macchiato da sonorità rock, Rina è tornata sulla scena a distanza di 5 anni con “In a Galaxy”. Che dire, un preziosismo di soul sostenuto da graziosissimi synth e leggerissime percussioni. Delicatezza da grande artista ed empatia vocale che surriscalda. Ricorda la Tracy Chapman più eterea e spirituale, anche se si nascosta in un corpo da ragazzino di strada. La voce, a volte sognante, a volte grave, ci regala giochi di luce elettrizzanti. Non ostinatevi a racchiudere questo disco in un genere, potrete ritrovarci il trip hop di casa Morcheeba così come le evoluzioni soul-funk di Janelle Monàe. L’unica cosa che certa è che arriverete al termine e ripartirete da capo.

Roses Gabor: Il successo è alle porte

Roses viene dall’Inghilterra e di gavetta ne ha fatta davvero tanta. Sempre nascosta nei pezzoni di chi vende dischi, ha fatto la back voice per gente del calibro di Gorillaz, SBTRKT e Basstracks. Una prima parte di carriera nell’ombra che le ha permesso di alimentare un background di tutto rispetto. Nel 2012 il primo salto da adulta con un piccolo EP chiamato “Stars”, traccia indipendente dove si mischiano undergorund e dub pesante. Dopo allora 7 anni di studio per la creazione di un segno distintivo, fino all’album “Fantasy & Facts”, nuova perla da inserire nel complicato mondo della R&B sperimentale ed elettrica. Il singolo “I could be yours” è fresco, sotterraneo ed è prodotto dagli Stereotypes. “Turkish Delight” è una bomba che funziona sia nel pre che nel post serata, “Feels Roll n Burn” un preziosismo R&B che evidenzia una voce suadente e melliflua. Nei pezzi che richiamano all’R&B ci ritroviamo una Kelis più pensierosa mentre nelle tracce che strizzano l’occhio alla dance impossibile non sentire i riverberi della Kylie Minogue più sperimentale. Senza ombra di dubbio detiene tra le migliori voci rap e R&B del 2019. Se cavalca l’onda giusta al prossimo episodio ce la ritroviamo in testa a ogni classifica.

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