le maschere pagliaccio di Asino N.11

Vivere ad occhi chiusi: Asino N.11 ci ha raccontato qualche segreto sulle sue maschere. Chi è lo street artist anonimo che affigge pagliacci sui muri?

La riflessione che questo artista street scaturisce in me è di tipo ancestrale. In un’epoca caratterizzata da personaggi più che persone, trovo l’espressività di Asino N.11 a dir poco contemporanea e radicata allo stesso tempo. Sembra di essere tornati nel mondo di Uno, Nessuno, Centomila di Pirandello e del suo relativismo conoscitivo. A venir fuori, spontaneamente, alcune classiche domande (apparentemente quelle post-droga): ma siamo sicuri di essere veramente chi ci convinciamo di essere? Esiste una verità assoluta? Perché ci nascondiamo dietro maschere che spesso non sappiamo neppure gestire? L’unica verità possibile sarà forse quella che indentifica l’essere stesso, in quel preciso momento, con il proprio apparire, in quel preciso momento?

È proprio questo mix di attualità e dubbi che affliggono l’uomo dai tempi dei tempi a rendere il lavoro e la ricerca di Asino N.11 così affascinate. Senza contare la bellezza estetica delle maschere da pagliaccio create dall’artista, sempre diverse e figlie del contesto urbano in cui vengono collocate.

Abbiamo rintracciato Asino N.11 su Instagram, lo abbiamo intervistato, senza purtroppo riuscire a scoprire la sua identità nascosta. Oppure ne siamo lieti e quest’aura enigmatica rende tutto più mistico. Di sicuro abbiamo saziato, in parte, moltissime curiosità a riguardo e scopriremo insieme i pensieri mai espressi dell’artista toscano che ha arricchito le strade italiane con circa 50-60 maschere!

Togliamoci le maschere, oppure mettiamocele. Ciò che è indispensabile è la consapevolezza. Il nostro corpo è davvero nostro solo dei momenti di maggior abbandono, i famosi momenti del subconscio e Asino N.11 ce lo racconterà bene. Apriamo gli occhi, ma teniamoli anche chiusi ogni tanto, potremmo vedere bellezza anche sentendone l’aura. Facciamo della contraddizione la nostra forza, perché l’essere umano è fallibile, volubile, instabile. Arrigo Boito ci aveva visto lungo con il suo Dualismo, da sempre uno dei versi che amo e che sposa perfettamente anche la filosofia di questo incredibile street artist.

Come istrion, su cupida
plebe di rischio ingorda,
fa pompa d’equilibrio
sovra una tesa corda,
tale è l’uman librato
fra un sogno di peccato
e un sogno di virtù.

Arrigo Boito

Vi lasciamo all’intervista, sperando di aver colto tutto il bello che questo street artist italiano regala e continuerà a regalarci con le sue opere!


Le maschere di Asino N.11 hanno sempre le sembianze di un pagliaccio con gli occhi chiusi. Un elemento veramente particolare e reiterato. Ci siamo chiesti il perché e Asino N.11 ci ha confidato:

Gli occhi sono chiusi perché tutti sappiamo che dietro al clown c’è una persona, che sicuramente dorme senza una maschera, muore senza una maschera!

Nella realtà non esiste un clown con gli occhi chiusi. È surrealtà! È un modo per chiedere (a chi osserva e non soltanto guarda) di pensare ai risvolti non scontati che stanno dietro alla felice apparenza del clown! Ma più in generale chiedere di non fermarsi alle apparenze.


“La maschera, sin dall’antichità, è associata a manifestazioni rituali (basti pensare alle maschere funerarie, culturali o religiose). Anche tu stai portando avanti una sorta di rituale, un meta-rituale quindi, se così può definirsi.”

In realtà, ciò che affiggo non è propriamente una maschera, ma un volto con la più piccola maschera del mondo (il naso rosso del clown). Ritengo che ognuno di noi porti sempre delle maschere (anche se è difficilissimo ammetterlo a se stessi), quindi sono due maschere, una sull’altra, in un gioco di scatole cinesi.

Ritengo più sincera una persona che rende palese la sua maschera, rispetto a colui che erroneamente ritiene di non averne!

L’essere umano si cela sempre dietro ad una maschera, sia essa per convenzione, adattamento o necessità (i vestiti stessi sono una maschera). In pochissime occasioni non indossiamo maschere: alla nascita, nell’orgasmo, nel sonno e nella morte. Sono tutti momenti in cui non mostriamo gli occhi, non è un caso che Asino N.11 abbia gli occhi chiusi.


“Ci colpisce la tua firma, nelle prime maschere un po’ timida, nelle successive sempre più marcata. Sembra evolversi di pari passo alla tua stessa evoluzione, dalla tua consapevolezza di riuscire effettivamente ad esercitare stupore e curiosità nei passanti. In alcune maschere la firma è addirittura parte integrante del disegno, oppure è cerchiata e rimarcata con un altro colore”

La firma è nata successivamente alle prime maschere. Tutto è in divenire e nasce dalla necessità di creare un qualcosa che prendesse vita. Credo e spero che continuerà ad evolversi.


“Hai iniziato con giallo e rosso, colori primari. È un dettaglio importante nella tua filosofia? Oppure è stata semplicemente una scelta di stile?”

Non ci aspettavamo una risposta così articolata a questa domanda, ricchissima di significati reconditi e intrecciati tra colori, numeri e toscanità. Bellissimo!

Decisamente importante la scelta di questi colori, decisamente voluta! Giallo e rosso sono colori puri! Il giallo è primario nei colori pigmento (realtà), il rosso è primario nei colori luce (irrealtà).

Il giallo rappresenta il sole, la vita, la creatività, la saggezza, l’illuminazione, ma anche la follia, il pericolo, la gelosia. A mio parere è il colore più ambiguo. Il giallo è conoscenza. Il rosso è passione, irruenza, forza, velocità, sangue, rabbia…Il rosso è vita.

Inoltre i valori del giallo sono FFFF00 in valori esadecimali (generalmente usati per i colori luce, irrealtà) dove zero sta per il niente e la F sta per il tutto. Il Rosso invece è FF0000, anche questo rappresenta il tutto ed il niente. In toscano, FO’ sta per “io faccio”.

Mentre per quanto riguarda i valori pigmento (realtà), il Giallo è 0 0 100 0 (sempre tutto e niente), numero che può essere letto anche in chiave binaria ed ha valore 8 in sistema decimale: l’otto è il simbolo dell’infinito, ovvero il tutto. Il rosso pigmento è 0 100 100 0, altro numero binario, 72 in decimale, ovvero 8 per 9 (il numero perfetto). Inoltre, è la misura degli angoli interni del pentagono, è Pace ed Amicizia in codice morse. Un numero ricco di mille significati, insomma.

Quindi: la somma del giallo (8) e del rosso (72) fa 80, ovvero il tutto ed il niente! E, in Toscano, OIOI è un’esclamazione di dolore.

Dunque, per rispondere alla Vostra domanda: no, la scelta del rosso e del giallo non è solo una questione estetica.


“Pagliaccio e asino. Hai scelto due parole che esprimono estremo dualismo. Contengono al loro interno accezioni positive e negative. Nell’asino, per esempio, ci vediamo l’umiltà di un’artista emergente… o sarà forse finta modestia? Raccontaci questa scelta, spiegaci un po’ le origini del tuo pseudonimo.”

Come credo si sia ormai capito, il dualismo è una componente fondamentale. Non mi ritengo un artista, non spetta a me attribuirmi tale appellativo. Una cosa fondamentale che vorrei creare è uno stimolo, una riflessione: non esiste il bene ed il male, o meglio, non sono mai totalmente scisse. Asino N.11 (perché quello che trovate affisso è il suo volto) non è un buono e non è un cattivo, è tutti e due.

Asino è il destino di Lucignolo, è l’alunno indisciplinato dietro la lavagna, è Rucio il destriero di Sancho Panza, è il fratello brutto del cavallo.

È una figura buona o cattiva? È sicuramente colui che si carica il fardello altrui, esattamente come il Clown, che si accolla le cattiverie per alleviar le tristezze altrui.

Però in realtà è anche un semplice gioco di parole, che non rivelerò: Asino N.11 non ha risposte, ha solo domande. Posso dire che con molto studio, conoscenza e creatività, riveli moltissimo di me! Ripeto, lo scopo di Asino N.11 è stimolare. Ed anche il nome ha questo intento.


“Siamo abituati alla street art tradizionale, che si sviluppa comunque in maniera piatta nei contesti urbani. Anche quella che viene definita “street art in 3D” non è altro che un disegno bidimensionale con giochi di prospettiva. La tua, invece, è una vera forma di street art tridimensionale, forse è proprio questo l’elemento innovativo e vincente.”

Non sono il primo che utilizza elementi materici in Street art, ve ne sono molti, e molto più bravi di me. Quello in cui cerco di distinguermi (non spetta a me dire se ci riesco) è che utilizzo dei clown come tele per dipingere! Ho sempre adorato considerare il supporto come parte integrante delle opere stesse!


“È influente la posizione delle maschere (altezza da terra, per esempio)? La maschera che abbiamo visto e fotografato, per esempio, non era ad altezza uomo, ma un po’ più alta. Lo decidi di volta in volta? O il fatto di “sopraelevarla” serve a far da monito all’osservatore?”

Ogni “maschera” ha inclinazioni leggermente diverse, questo fa si che i clown osservino, senza vedere, un punto specifico. Molto spesso è il luogo stesso che sceglie dove, come e quale maschera indossare.


“Che ci dici dell’internazionalizzazione? Ti piacerebbe portare le tue maschere nei vicoli delle città europee o anche oltre? O l’hai già fatto e dobbiamo solo scoprirlo?”

Ve ne sono alcune in Europa e Stati Uniti.


“Ti sei ispirato a qualcuno o a qualcosa? Chi sono i tuoi maestri di vita in ambito artistico?”

Ci sono milioni di artisti che mi influenzano e sono continuamente alla ricerca di nuove ispirazioni. Al momento, i primi artisti che mi vengono in mente sono sicuramente Haring, Pirandello, Itten, Totò, Kaufman, Merini, Slava, Fellini ed Oukili (ma potrei citarne altri mille e più).


“Come ti senti quando le autorità locali rimuovono qualche maschera? Alla fine, ogni tuo pezzo è unico e racconta un po’ di te, recuperarlo è improduttivo per questioni di anonimato?”

Se fossero le autorità locali a rimuoverle, lo accetterei, non sono un vandalo! Voglio donare alla comunità, non togliere. Se a qualcuno da fastidio, è giusto che le tolga, non imporrò mai niente! Sinceramente non ho mai pensato di recuperarle ed anche se mi spiace devo accettare che faccia parte del gioco.

Mi spiace, invece, quando vedo solo il collante sulla parete, questo mi dice che non è stata un’operazione di pulizia, ma un furto o un atto vandalico!

Se ti piace tanto da rubarla, probabilmente sarebbe piaciuta anche a colui che avrebbe potuto vederla dopo di te, gli hai tolto un sorriso, un’emozione. Ti piace? Ne vuoi una? Bene, mi fa piacere, non rubarla, chiedimela, te la farò ed avrà anche un valore maggiore, in quanto quelle che faccio per commissione hanno un particolare che le differenzia da quelle pubbliche, proprio per non dar valore a quelle rubate!


“A proposito di anonimato: perché non vuoi rivelarti? Sei tu stesso il clown? Quel viso è il calco del tuo stesso volto?”

È il calco di Asino N.11. Non so se Asino N.11 sia un clown, indossa un naso da clown. L’anonimato è importante perché non si devono vedere gli occhi di Asino N.11.

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