Gross Domestic Product, il provocatorio negozio di Banksy a tutela dell'arte libera

Nel negozio di Banksy è vietato l’ingresso: Gross Domestic Product è la nuova provocazione dell’artista e sarà aperto, si fa per dire, per sole due settimane

È arrivato un nuovo shop in città, ma le porte non si aprono. Il negozio di Banksy, Gross Domestic Product (in italiano Prodotto Interno Lordo) è spuntato dal nulla il primo ottobre tra le vetrine di un ex negozio di tappeti su Church Street a Croydon, a sud di Londra, e ha già fatto parlare di sè in tutto il mondo.

Come ogni trovata di Banksy, anche il suo negozio è una provocazione, nata dalla necessità dell’artista di tutelare la sua arte.

Cosa è successo?

Lo street artist ha fatto sapere che una società di biglietti d’auguri sta contestando il marchio che detiene per la sua arte, tentando di prendere in custodia il suo nome così da poter vendere la loro merce firmata Banksy. Per evitare questa situazione l’artista ha deciso di “aprire” uno shop, mantenendo così i diritti sul suo marchio. In una dichiarazione, Banksy ha affermato che la motivazione dietro l’impresa è la ragione meno poetica che ha avuto per fare arte.

Incoraggio ancora chiunque a copiare, prendere in prestito, rubare e modificare la mia arte per divertimento, ricerca accademica o attivismo. Non voglio che loro ottengano la custodia esclusiva del mio nome

Negozio Banksy

Come ben sappiamo, Banksy si oppone da sempre alla commercializzazione delle sue opere ed è contriario alle mostre in cui sono esposti i suoi quadri.

L’anno scorso, a causa della mostra A Visual Protest, il Mudec di Milano è stato denunciato per utilizzo del nome e dell’immagine di Banksy senza la sua autorizzazione. E tutti noi ricordiamo il giorno in cui l’artista ha distrutto l’opera “Bambina con palloncino” durante un’asta (anche se quella volta la mancata distruzione dell’intera opera ne ha raddoppiato il valore)

Ma cosa c’è nel negozio di Banksy?

Nello shop è presente una gamma di articoli “poco pratici e offensivi” creati dall’artista, che nell’annuncio sul suo profilo Instagram è stato come sempre abbastanza criptico.

Per fortuna tutti quelli che passano davanti al negozio di Banksy stanno postando sui social con l’hashtag #banksyshop, dandoci un’idea più ampia di quello che possiamo trovarci dentro.

View this post on Instagram

È sempre uno spettacolo!!! BANKSY 🔝

A post shared by christianredaelli (@christianredaelli) on

Gli oggetti venduti nel negozio includono un giubbotto anti-proiettile rappresentante la bandiera inglese, indossato dal rapper Stormzy durante la sua esibizione a Glastonbury e un modello della mascotte dei cereali Tony la tigre, ridisegnato come un tappeto.

Sono anche esposti zerbini realizzati con giubbotti di salvataggio recuperati dalle rive del Mediterraneo, cuciti a mano da donne nei campi di detenzione in Grecia, sfere da discoteca realizzate con elmetti antisommossa usati dalla polizia, una culla per neonati sovrastata da telecamere di sorveglianza e giocattoli che incoraggiano i bambini a giocare con personaggi in legno che ritraggono migranti da caricare su un camion per il trasporto.

Guardare ma non toccare?

Assolutamente no! C’è un modo per avere i prodotti presenti nel negozio, tutti gli items infatti saranno in vendita online a breve. E il fine è nobile e provocatorio al tempo stesso. Banksy prende una posizione forte e afferma:

Il ricavato delle vendite sarà destinato all’acquisto di una nuova nave di salvataggio per migranti in sostituzione di quella confiscata dalle autorità italiane. Quindi potreste commettere un reato acquistandoli.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *