dunk low storia e curiosità

Le Nike Dunk hanno influenzato lo streetwear molto più di quanto si pensi. Qual è il segreto del loro successo? Ecco la storia della silhouette SB

Cosa trasforma una silhouette in un’icona? Basta un consenso diffuso, il successo di vendite e l’endorsement di qualche influencer? Anche, ma c’è dell’altro. C’è sempre un quid che trasforma un semplice paio di scarpe in identità pret a porter: “I classici esistono perché sono stati più fortunati dei dinosauri”, sosteneva Umberto Eco. E il postulato calza a pennello con il mondo streetwear – non ce ne vogliano gli accademici. Le Nike Dunk sono sopravvissute a 35 anni di cambiamenti sociali, estetici e di costume. Qualcosa vorrà pur dire, visto che per definizione la moda è temporanea: fagocita sé stessa a ogni cambio armadio.

Nike in questo è una fuoriclasse: riconosce un classico quando lo vede; e lo trasforma nella gallina dalle uova d’oro. Lo ha già fatto con le Air Jordan e con una sequela di silhouette immortali: Air Force 1, Air Max 90, TN, per citarne alcune. Ecco perché oggi, da Beaverton soffiano sul fuoco dell’hype con le Dunk. Le ripropongono in numerose colorway, promuovono collaborazioni con celebrità e alimentano la leggenda. Basta osservare le cifre immorali su StockX per rendersene conto. O ancora l’isteria FOMO che si ripete a ogni nuova release delle Nike Dunk Low.

Nike Dunk: La Storia e il segreto del successo della silhouette

Be true with your school: Le prime Dunk High

Nascono come innesto tra le Air Force 1, Le Air Jordan e le Nike Terminator. Il primo modello esce nel 1985, si chiama Dunk in onore alle schiacciate mirabolanti dei giocatori. Peter Moore crea la silhouette in versione alta, stondata sulla toe box, pianta larga per la stabilità e ammorbidita sul tallone. Perfette per giocarci a basket. Talmente votate all’agonismo, che il brand le colora con le palette dei principali college americani: UNLV, Arizona, Iowa, Georgia, Siracusa, Georgetown, Kentucky. Tutte squadre partecipanti alla lega universitaria NCAA. Il payoffBe true with your school” è una prima dichiarazione d’intenti, con un sottotesto chiarissimo: esprimere la propria identità (in questo caso quella del proprio college) attraverso i colori delle scarpe. Abituiamo questi ragazzi a indossare un’appartenenza, come fossero bandiere. Sono le sneakers la nuova frontiera della comunicazione visiva?

Nike Dunk: La Storia e il segreto del successo della silhouette

Dai canestri agli half-pipe

Nike Dunk High: la scarpa da basket ideale. Peccato venga adottata tra le rampe circolari degli skater. Il merito è soprattutto della suola larga e ammortizzata, che dona stabilità e comfort negli atterraggi. E dire che il brand dello swoosh avrebbe un paio di modelli pensati per lo skateboarding, ma niente. La comunità skate preferisce fare di testa sua. Sono le Dunk (e le Air Jordan) ad affollare gli half pipe di mezzo mondo.

Cosa fa quindi, Nike? Nell’immediato resta a guardare. Per quasi tutto il decennio dei ’90 osserva questi nuovi sportivi, lascia che i negozi di skate prolifichino, maturino e attirino adepti. Ogni tanto cerca timidamente di accattivarseli, ma la multinazionale sa di non essere ben vista dai puristi della tavola. Poi nel 2001 passa all’azione.


La rivoluzione di Nike SB

Ufficialmente, il dipartimento skateboarding – Nike SB – viene lanciato a marzo del 2002. Un anno prima però, il brand ingaggia 4 skater professionisti: sono Richard Mulder, Danny Supa, Gino Iannucci e Reese Forbes. Il quartetto ridisegna la silhouette Dunk, introducendo alcune innovazioni tecniche: la linguetta spessa (big tongue), il tallone morbido e una soletta ancora più ammortizzata. Inaugurano il nuovo dipartimento con 4 modelli di Nike Dunk Low: Mulder Dunk SB, Forbes Dunk SB, Gino Dunk SB e Supa Dunk SB. Due i tratti estetici fondamentali: linee bombate e color blocking. Ciascuno degli skater sceglie l’abbinamento di colori di proprio gradimento. Chi ripropone quelli delle squadre del cuore (Los Angeles Dodgers e New York Mets per Supa e Mulder), chi si ispira alle Timberland (Forbes) e chi punta sui materiali (Iannucci).

Nike Dunk: La Storia e il segreto del successo della silhouette
Le prime 4 Nike Dunk Low, uscite nel 2002

La collaborazione con James Jebbia

Tempo sei mesi e la neonata SB piazza una collaborazione clamorosa. Escono così, a settembre 2002, le Supreme Nike Dunk in due versioni. Ispirate alla storica colorway delle Air Jordan III, entrambe riportano un blocco in grigio cemento, con la stampa a pelle d’elefante. In tutto 1000 paia, distribuite tra New York e Tokyo. Il dipartimento skateboarding di Nike nasce sotto una buonissima stella.


2003-2009: La “Silver Era” delle Dunk Low

L’esperienza di Supreme fece da apripista. E insegnò una lezione importante: le collaborazioni sono fondamentali per creare identità. Così negli anni successivi, Nike SB realizza le Dunk più ambite per qualsiasi sneaker head. Il biennio 2003-2004 viene definito “Silver box era” e il riferimento è alle scatole color argento utilizzate per alcune release. Tra le collab, ricordiamo le Heineken, ispirate al packaging della birra olandese, le “Cali” – omaggio alla bandiera californiana. Poi è il turno di Medicon, Concept (con le Lobster), Stüssy, Diamond Supply, Futura, New York’s Zoo York e Eric Haze.

Nike Dunk: La Storia e il segreto del successo della silhouette
Le Heineken, ispirate alle bottiglie di birra olandese
Nike Dunk: La Storia e il segreto del successo della silhouette
Le Dunk Low Zoo York
Nike Dunk: La Storia e il segreto del successo della silhouette
Le Dunk Low rappresentano anche la prima collab tra Nike e Stussy
Nike Dunk: La Storia e il segreto del successo della silhouette
Le Nike Dunk Low Diamond Supply: Oggi ambitissime

La vera pietra miliare porta la firma di Jeff Staple. Il designer viene chiamato nel 2005 per collaborare al “City Pack”. 4 Dunk Low dedicate ad altrettante metropoli: Tokyo, Londra, Parigi e New York. È proprio nella Grande Mela che avviene l’impensabile: 150 persone ammassate di fronte allo shop Reed Space di Orchard Street, risse, rapine e la polizia che arresta 20 persone. La storia finisce sui giornali e per la prima volta si parla di “Sneakers Frenzy”. Da quel momento, la Storia dello streetwear ha un punto di non ritorno.


2009-2019: dall’hype alla routine

Come si dice? La prima volta è magica, la seconda intima, alla terza è già routine. Difficile procedere in quinta per sempre. E dopo l’iniziale botta adrenalinica, le “bestie dell’Hype” si abituano alle uscite tematizzate. Tra il 2009 e il 2019, possiamo tracciare un periodo di parziale impasse: declino più passionale che creativo. Eppure le colorway bomba non mancano, così come i tentativi di ravvivare il rapporto. Nike SB chiama Eric Koston, leggenda dello skateboarding e gli concede carta bianca. Lui sceglie il bold blue della sua Tailandia e utilizza le Dunk Low come un drappo, da colorare a suo piacimento. Ecco che tornano le bandiere da indossare. Nessun patriottismo però: quello di Eric è un omaggio alle sue radici e alla saggezza ancestrale della cultura Thai.

Nike Dunk: La Storia e il segreto del successo della silhouette
Eric Koston, leggenda vivente dello skateboarding

Dello stesso periodo, vale la pena menzionare le Supreme x Nike SB, uscite nel 2012 per il decimo anniversario dal primo matrimonio. O i primi azzardi con la haute-couture (Comme Des Garçon, Dover Street market, 2015, 2016), lussuose incrinature di una silhouette votata al gusto popolare. E ancora le varianti simpatiche: le High Skunk “420” (a tema ganja), le Crawfish (a base di gamberi) e le Finnigan Mooney, gioioso tributo alle operazioni a cuore aperto.

Il paradosso è che proprio negli anni del “declino” Dunk, lo streetwear galoppa a ritmi impressionanti. Un esempio su tutti? Dal 2011 Supreme apre negozi fuori dagli States e diventa parte della cultura popolare. Nel 2017 il valore della società di Jebbia viene valutata un miliardo di dollari. Ovunque spuntano designer fieramente streetwear e le maison storiche si arrendono alla rivoluzione. Da Gucci, a Dior a Prada. Chiunque finisce per flirtare con la strada. E le Dunk? Tra Yeezy, Jordan e l’entusiasmo generale, passano in secondo piano. Lo stylist Alan Galloway nota su GQ come nel 2016-2018 una Dunk Low “Syracuse” valesse sul mercato resale non più di 100 dollari. Nel 2020 sarà tutta un’altra storia: oggi il valore è quadruplicato.


Skateboarding won’t be a crime

Ridendo e scherzando, la silhouette di Peter Moore ha spento 35 candeline. E non è soltanto una questione di anzianità: Il dipartimento SB di Nike ha contribuito a scrivere la koinè fondativa dello streetwear. Robbie Jeffers (primo Team Manager del dipartimento) ha avuto l’astuzia di credere in una sottocultura – lo skating – all’epoca percepita come una nuova forma di vandalismo urbano. “Skateboarding is not a crime”, era il motto della community a fine anni ’90, che Nike appoggiò e diffuse in una serie di spot coraggiosissimi. A distanza di anni possiamo dirlo. La battaglia è stata vinta, tanto che nel 2021, in occasione della XXXII Olimpiade di Tokyo, diventa disciplina olimpica.

What if we treated all athletes the way we treat skateboarders?

Dare lustro a un classico: Virgil e Travis come ambasciatori

Che cosa sono gli acquisti, se non la verifica che noi siamo più di noi stessi? Nike Dunk è qualcosa di più di una silhouette. Rappresenta ideali, storie, vicende personali, sconfitte, vittorie e ricordi. Un tesoro prezioso tra le mani di Nike, in perenne ricerca di un espediente per fare brand identity. Ecco perché, nel 2020 entrano in gioco Virgil Abloh e Travis Scott. Il primo è il designer più in voga del momento, il secondo è il rapper dei record. Eroi di una generazione.

Off White x Nike Dunk Low dialoga con le origini. Virgil Abloh ripropone le colorway “be true” e le impacchetta con un secondo strato di lacci. Intento più conservativo che destrutturante. Travis fa l’operazione inversa: ne testa i limiti a forza di patchwork, toppe e spago al posto dei lacci. Risultato: 1700 euro di resell per le Travis. Per le Off White ci aggiriamo sui 400-500 euro.


2020: L’anno delle rivincite

Nel frattempo il 2020 è diventato “l’anno delle Dunk”: si fatica a stare dietro alle uscite! Tra le tante, ci sono le Grateful Dead, le ACG Terra, Ben & Jerry’s, Laser Orange, Infrared, Strawberry Cough, Comme des Garçons Print. Nemmeno l’epidemia dilagante ha fermato la produzione. Virgil e Travis hanno dato la spinta, l’heritage della silhouette ha fatto tutto il resto.

Nike Dunk: La Storia e il successo della sneaker da skateboarding
Comme des Garçones x Nike Dunk Low (2020)
La versione ACG Terra delle Dunk Low (2020)
Le Dunk Low Grateful Dead (2020)
Le Dunk Low colorazione Laser Orange (2020)

Il dopo-Dunk: Dal cemento allo spazio

E il futuro? Potenzialmente interessante. Un cosa è certa: Nike ci sarà. Perché dalle Dunk, il brand ha imparato una grande lezione predittiva. Gli emarginati di oggi, sono i popular kids di domani. Il segreto per capire dove tira il vento è ascoltare chi non ha voce. Da questo punto di vista, il nuovo dipartimento Space Hippie è eloquente. Una collezione Nike creata con materiali di scarto e “spazzatura spaziale”, per dare vita a sneakers futuristiche. Il nuovo motto è “Move to Zero” e si muove in direzione ambientalista. Che sia l’ora di prendere sul serio i ragazzi del Friday For Future? Finché la politica se ne frega, sta alle companies cogliere le occasioni.

Ed ecco l’eterno ritorno dell’uguale. Nike preparerà altre bandiere, le lascerà fermentare nel sottosuolo e tra un decennio ne raccoglierà i frutti (con gli interessi, sia chiaro). E che si tratti di acrobati della tavola o astronauti hippies, la spinta è sempre verso l’alto. Guai a considerarle semplici scarpe da ginnastica.

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