Pas de Mer, la Sardegna streetwear alla conquista del mondo

Partiti da Olbia nel 2011, tra delusioni e endorsement decisivi, i ragazzi di Pas de Mer stanno esportando il loro brand fatto di arte e italianità.

Dalla Sardegna con furore. E perché no, con tanta tanta voglia di emergere. Quella che ti prende lo stomaco e ti dice di non mollare, anche davanti all’ennesima delusione. La storia di Pas de Mer, duo di fashion designer olbiesi, non ha avuto una genesi facile. Per nulla. Classico sogno americano che sembrava finire per essere rinchiuso in quei cassetti che riapri pieni di polvere solo decenni dopo. La loro forza è stata non mollare, credere in quel piccolo progetto, farsi guidare dalla passione. Alla fine, come in quella pubblicità ormai planetaria della più famosa birra sarda, hanno seguito una visione isolana e nazional-popolare del fashion ed hanno spiccato il volo. Dalla Sardegna agli Usa, passando per il Giappone.

Dall’Italia al Giappone

Già, perché è oltreoceano che i due ragazzi stanno puntellando la loro fama, dopo essere esplosi nelle viscere streetwear del belpaese. Esistono più di 100 store al mondo che in vetrina propongono le loro maglie, e sembra che il numero sia destinato ad aumentare esponenzialmente. Il marchio Pas de Mer è comparso anche sulla maglia di un noto presentatore giapponese, per capire come il brand abbia fatto breccia nel paese degli occhi a mandorla. Andrea Buselli e Luca Pirina, questi i nomi dei due ideatori, ormai sono lanciati verso un futuro entusiasmante.

Un ultimo tentativo vincente

E pensare che tutto pareva potesse andar a rotoli. Colpa, se così si può dire, di un settore in espansione ma pur sempre colmo di concorrenza. Se a tutto ciò ci aggiungiamo una collocazione geografica non estremamente favorevole chiudiamo il cerchio. Dopo la nascita del progetto nel 2011, e qualche anno di test malriuscito, la fine si prospettava abbastanza vicina. Ma “l’ultima volta non arriva mai” (cit.) si sa, soprattutto se la tenacia vince sulla frustrazione. Così, per stimolarsi a vicenda, i due decidono di tentare l’ultimo assalto al mondo del fashion: una mini collezione da quattro pezzi. E come per incantesimo le loro creazioni iniziano ad interessare e farsi apprezzare. Una crescita costante certificata da un endorsement nel 2014 del conterraneo Salmo su Twitter.

Pas de Mer: un brand per tutti?

Un brand streetwear per definizione si rivolge ad un pubblico giovane, molto giovane. L’età media degli appassionati va dai 18 ai 25 anni, grazie anche alle grafiche giovanili e in linea con la cultura rap e street del momento. La vera scommessa di Pas de Mer è però riuscire a coinvolgere una gamma più ampia di pubblico. Dopo aver stregato il range post-adolescenziale vorrebbero inculcare il loro brand anche nella testa della generazione successiva. Impresa difficile ma non impossibile, visto la non eccessiva stravaganza dei loro prodotti. Da non sottovalutare anche i prezzi dei loro prodotti, esattamente nella media streetwear, né troppo alti, né troppo bassi. Una politica che paga sempre, meno esclusività, più accessibilità alla middle-class.

Pas de Mer, la Sardegna streetwear alla conquista del mondo

Il Design intrigante di Pas de Mer

Ma cosa colpisce del design? Come in qualsiasi esperimento artistico la forza espressiva vincente è quella che riesce a coniugare creatività e senso di appartenenza. Per i due ideatori di Pas de Mer appartenenza significa Sardegna, Olbia, casa propria. Sembra poco, invece è tantissimo. Perché con l’espressione del proprio background culturale riescono a ricreare emozioni anche in piccolissimi disegni. Colpisce l’utilizzo dei colori pastello, così in tinta con i paesaggi a volte arsi, a volte rigogliosi della natura sassarese. Gli scatti di presentazione dei lookbook sono spesso immersi nel contesto sardo e nella sua splendida eterogeneità cromatica. Il resto poi viene esaltato dalla visione fumettistica dei ragazzi, appassionati del disegno animato miscelato alla tinta urban dei giorni nostri.

La collezione 2019 di Pas de Mer

Per il 2019 i ragazzi sono riusciti ad imbastire una collezione assolutamente innovativa rispetto alle uscite più lineari degli anni precedenti. Innanzitutto hanno acquisito una totale padronanza del mondo wear e sono in grado di proporre più di 50 capi suddivisi in t-shirt, camicie, felpe hoodie e Jersey, pantaloni, calze e persino sciarpe e cappelli. Il loro stile resta quello che potrebbe indossare un “hipster” sardo in skate per le vie di Los Angeles, quindi assolutamente intrigante. A colpire quest’anno sono i colori, ampliati nella scala cromatica di utilizzo, e le bellissime intuizioni stilistiche nelle felpe e nelle t-shirt. Ulteriore segno di avanzamento verso l’essenza di un brand sempre più riconoscibile è l’accostamento di più disegni sullo stesso prodotto, spesso posizionati sul retro, senza comunque dare l’impressione di sovrabbondanza o eccessiva esuberanza.

Tra arte e cianfrusaglia

In Pas de Mer ritroviamo studio e passione per la strada, creatività e orgoglio, tanto sardo quanto italiano. La collezione del 2019 si chiama “Souvenirs”, e l’intenzione pare proprio quella di far riflettere sull’accostamento tutto tricolore che vediamo fuori da ogni grande nostro monumento. Opera d’arte e bazar di oggettistica improponibile. Per questo motivo sui nuovi capi ritroviamo una donna nuda a cavallo della torre di Pisa, un gondoliere veneziano rinchiuso in una boule-souvenir di vetro, una statuetta del David con etichetta “Thought in italy, Made in China” e un Colosseo versione posacenere. I ragazzi conoscono bene la differenza tra arte e paccottiglia, e le loro creazioni, tra materiali di alto livello e grafiche efficaci, ne sono la dimostrazione. Bravi!

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