Suos Clothing: Intervista a Simone Costantini

Abbiamo intervistato Simone Costantini, fondatore di Suos Clothing. Ci ha parlato del suo brand, della hip hop dance, di Torino e degli anni ’90

Scegliersi un lavoro che si ama per non lavorare neppure un giorno: sembra questa la filosofia di Simone Costantini, torinese doc e fondatore di Suos Clothing. Una vita dedicata alla danza hip hop, la sua vera passione. Prima come ballerino professionista, poi come fondatore di uno dei brand sportswear più interessanti della scena. Tanta fatica, ma le soddisfazioni – poco alla volta – arrivano sempre. Come un fiume in piena, Simone ci ha raccontato dei primi passi mossi a Torino, della mission di Suos e del futuro del mondo breaking. Di seguito, vi proponiamo la piacevole chiacchierata.

Simone, founder di Sous Clothing

Ciao Simone. Cominciamo con una domanda di “riscaldamento”: Presentati! Chi e cosa rappresenta Suos Clothing?

Ciao e grazie di cuore a tutto lo staff di Klamour. Io sono Simone Costantini, fondatore di Suos Clothing. Sono grato di lavorare con degli amici/collaboratori che fanno parte del team: Frik (Federica Fiorella) che segue la produzione delle collezioni, Cristian che si occupa della contabilità e mia moglie Smish (Simona Quagliati) che mi da una mano nello sviluppo delle idee e dei progetti. Le grafiche sono affidate a bravissimi grafici e designer con cui lavoriamo. Cos’è Suos? Per noi è come un passo di danza che riempie di luce il grigiore delle metropoli di tutto il mondo. Prendiamo ispirazione dagli steps rivoluzionari dei dancer e li trasformiamo in streetwear.


Come è nata la volontà e l’idea di creare un brand pensato per la streetdance? E a che punto siete?

Sono un ballerino/coreografo e insegnante professionista. In tanti anni di attività, quest’arte mi ha portato a viaggiare molto ed a ballare in situazioni diverse. Dalle jam underground fino ad importanti palchi mainstream come quello del Festival di Sanremo. Da sempre i dancer ed i Bboys sono attenti al look e sono promotori di nuove tendenze. Sentivo la mancanza di un Brand che provenisse direttamente da questo mondo e ne rispecchiasse l’attitudine. Un marchio con una forte identità che può essere indossato da tutti. Anche da chi non balla.

Suos nasce ad Ottobre 2017, sono stati 2 anni davvero impegnativi! Stiamo lavorando per promuovere e distribuire il Brand in tutta Italia. Lo facciamo attraverso il nostro sito suosclothing.com , gli stand all’interno dei più importanti eventi di Streetdance e tramite le scuole di Hip Hop Dance. Da qualche mese siamo arrivati nei primi negozi di streetwear come a Bergamo (OnTheCorner) ed in Svizzera con Sylz.


Ci spiegate cosa significa per voi l’hashtag #starturownsubvert? Quale sovversione tenete portare a termine?

#starturownsubvert è uno degli acronimi di SUOS. Crediamo fortemente che l’originalità e l’unicità di ognuno di noi sia un dono di cui andare fieri.  Qualcosa di autentico ed impressionante come i footworks sul cemento tra i passanti. È bellissimo vedere gli occhi delle persone che non capiscono cosa stia succedendo ma ne percepiscono l’energia.

Tutti hanno un sogno, il più delle volte lo si lascia nel cassetto per la paura di andare contro corrente. È lì che dovrebbe iniziare la sovversione positiva. È importante ascoltare il proprio cuore e fregarsene di cosa pensa la gente. La nostra rivoluzione più grande è portare questo messaggio.


Come nasce un capo Suos Clothing? Chi lo disegna, dove lo producete e come scegliete i materiali?

Si parte da un tema o da uno scenario immaginario che ci stimola. Ad esempio abbiamo scelto l’Antico Egitto per la collezione Pyramids. La simbologia di questo impero ha influenzato ed ispirato alcune delle basi che si usano nel Popping e nella Hip Hop Dance. Basti pensare ad uno dei più bei video mai prodotti: Remember the Time di Michael Jackson. Successivamente sviluppiamo le idee per eventuali grafiche e decidiamo i colori che avrà la collezione. Dopo aver deciso quanti e quali capi far uscire, si passa alla scelta dei tessuti, agli inserti ed al taglio dei modelli. I capi devono essere comodi per i movimenti estremi e tendenzialmente scegliamo tessuti che permettono di farlo.

Dopo il processo creativo si passa alla fase di realizzazione. I Graphic Designer si occupano di realizzare i disegni che andranno stampati sui capi e Frik, invece, realizza i cartamodelli e la produzione dei prototipi. Una volta fatti i campioni, se tutto va bene, si passa alla produzione.

Inizialmente producevamo tutto nel nostro magazzino e nel laboratorio sartoriale. Facevamo le stampe in serigrafia ed il confezionamento a mano dei capi. Ora che i numeri sono più grandi ci affidiamo a ditte esterne.


Ci piacerebbe conoscere qualche dettaglio sulle prossime uscite. Cosa caratterizzerà la nuova collezione 2020?

Stiamo decidendo gli ultimi dettagli dei drops che usciranno prossimamente. Fino a Maggio lanceremo una serie di limited edition con temi e caratteristiche particolari. Cercheremo di fare qualcosa di totalmente nuovo. A giugno presenteremo la nuova collezione Fall/Winter (2021) ispirata totalmente agli anni ’90. Ci siamo tuffati nel mondo, nei colori, nella musica e nella danza di artisti come Aaliyah, TLC, The Fresh Prince ecc. Siamo a buon punto, non vediamo l’ora di presentarvi l’intera collezione.

Collezione Pyramid, Sous Clothing 2020

A noi piace molto il vostro logo. Rimanda a un certo mondo dei graffiti e dei “tag”, molto anni ’90… Chi lo ha disegnato?

Lo ha disegnato un bravissimo grafico, designer e street artist che si chiama Gioele Bertin. Non tutti sanno che il logo è un ambigramma, si può leggere Suos anche sottosopra. È il logo perfetto per i dancers che durante le evoluzioni sono capovolti. Il concetto di upside down ci affascina molto. Battere la forza di gravità trasforma alcuni dancers in uomini e donne con poteri da super eroi. Il logo è stato apprezzato fin da subito e di questo ne siamo molto contenti.


Quali sono i marchi streetwear che più seguite e che più vi hanno ispirato?

Amiamo da sempre Brand storici come Karl Kani e Cross Colours. Marchi che hanno contribuito alla diffusione di uno stile e sono esplosi negli anni ’90. Hanno segnato un era fatta di Baggy Jeans, e Over Size Hoodies sponsorizzando leggende come 2Pac. Guardiamo con ammirazione anche delle realtà più recenti come Ethik ,The Hundreds e Obey.


Siete molto attivi sui social! Come scegliete i contenuti da pubblicare? Avete una strategia?

Per quanto ci è possibile cerchiamo di pianificare ogni quindici giorni i contenuti che verranno messi online.  Siamo molto attivi su Instagram, ma è nostra intenzione concentrarci anche su Tik Tok e YouTube.

Amiamo le storie delle persone ed è per questo che stiamo producendo dei video chiamati “Dietro ogni artista c’è una storia da raccontare”. Sono una serie di episodi in cui coinvolgiamo bravissimi ballerini che hanno superato difficoltà importanti. Ci sono stati dei momenti molto toccanti mentre li giravamo, i Guest si sono aperti condividendo momenti molto personali. Non sappiamo come ringraziarli.

Una delle nuove puntate di “Dietro ogni artista c’è una storia da raccontare”

Il vostro brand è stato fondato a Torino. Città che ha una lunga tradizione nell’hip hop e nella breakdance. Avete un luogo del cuore? Un parchetto o un angolo di città nel quale Suos Clothing ha mosso i primi passi?

Personalmente ho iniziato nel ‘94 a muovere i primi passi al Regio, storico spot in Piazza Castello dove i Bboys tutt’ora si allenano. Sono cresciuto tra Jam, street artists e serate ai Murazzi. Ora che sono adulto mi rapporto alla vita in modo diverso, ma dentro di me l’attitudine da Bboy non morirà mai.

Sono molto legato alla mia città. Credo che la sua influenza si possa notare in tutto quello che faccio. Torino è famosa per essere una città misteriosa, tanto da meritarsi l’appellativo di città Magica. È impossibile non esserne affascinati!


Abbiamo visto alcuni video realizzati con Paolo Campus, giovane promessa della streetdance. Intrattenete tanti contatti con i ballerini d’Italia?

Sì, supportiamo i talenti della Streetdance e produciamo dei video trailers in cui gli artisti si esibiscono. Esiste una nuova generazione di fuori classe. Ragazzi davvero bravi in quello che fanno ed alcuni di loro hanno un impatto mediatico molto alto. E’ una bellissima soddisfazione constatare che grandi professionisti scelgono di vestire Suos durante le loro performance.


Com’è il nostro Paese per il settore sportswear? C’è interesse verso lo streetdance o c’è ancora da lavorare?

Direi che c’è una buona attenzione. Esistono degli eventi di streetdance con un affluenza di migliaia di persone. Ci sono tantissime scuole di danza in ogni città, frequentate da numerosi appassionati. Molti dei dancers che vedete in tv hanno un background di danza Hip Hop. Altri hanno talmente tanto seguito sui social che i numeri sono paragonabili a quelli di veri e propri influencers. Se contiamo che il Breaking arriverà alle Olimpiadi, l’attenzione è destinata a crescere.


Come vi vedete da qui a 3 anni? Cosa dobbiamo aspettarci da Suos Clothing?

Ci auguriamo che Suos arrivi a tutti e si ritagli un posto nel panorama dello streetwear nazionale. Lavoreremo per entrare nei negozi di tutta Italia. Cercheremo di realizzare collaborazioni importanti sia con altri Brand che con artisti prestigiosi e sarebbe un sogno portare il mondo della streetdance ad importanti sfilate.

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