Tigran Avetisyan a Pitti 2019: Abbiamo incontrato il performer che sfida l’industria fashion

Tigran Avetisyan sta sovvertendo le regole di un intero settore. Presente a Pitti Uomo 2019, lo abbiamo intervistato dopo la sua performance. Ecco cosa ci ha raccontato

“It’s too late for this message”, scrive a lettere cubitali in piena Arena Strozzi. Attorno a lui, un raccolto gruppo di visitatori, che seguono contentrati ogni suo gesto. L’esecutore si chiama Tigran Avetisyan ed è – per chi scrive – l’artista più sovversivo visto al Pitti Uomo di quest’anno. E sarebbe riduttivo definirlo uno “stilista”, perché la sua sfida sta proprio lì: forzare i confini della moda, attribuendole spazi solitamente riservati solo all’arte concettuale. Forse perché il ruolo di menswear designer a Tigran sta stretto. Sostituire la tela da pittore al tessuto degli abiti invece, lo diverte parecchio. D’altronde proprio lui definì la moda come “forma espressiva perfetta per persone che hanno una soglia di attenzione limitata”. Con tali presupposti, presentarsi nella Mecca del fashion tradizionale armato di una pompa carica di acrilico, suona come una provocazione. E invece è soltanto il suo modo di esprimersi, peraltro apprezzatissimo dal pubblico presente.

Viscerale sì, ma il percorso di Tigran Avetisyan parte da lontano. Classe 1988, nasce a San Pietroburgo e si forma tra Mosca e l’Inghilterra. A 22 anni scopre le potenzialità del clothing e si iscrive alla prestigiosa Central Saint Martins di Londra. Non passa molto tempo prima che Tigran sforni la sua prima collezione: la Primavera estate del 2014. Poi arrivano le collaborazioni (tra cui Nike, Comme de Garçons, Exkite e WUT) e il settore comincia ad accorgersi di lui. I suoi slogan sono forti e contradditori, ma di grande impatto emotivo: “Nothing Changes”, scritto a gessetto su una tunica color lavagna; “Too much civilization” stampate su t-shirt colorate; e i giochi linguistici riportati sulle lattine (in inglese “Can”) vendute alle Fashion Week di Milano, Parigi e New York. “We can because the can’t”, e “yes, we can’t”, per citare i più simpatici.

L’ultima collezione – esposta a Pitti Uomo 2019 – gioca ancora una volta con le tinture, i collage e le pennellate violente. Noi lo abbiamo incontrato a pochi minuti dalla performance e ha risposto con pazienza alle nostre curiosità. Ha citato le sue ispirazioni e ha accettato con disponibilità le nostre impressioni.

K: Ciao Tigran. Prima girando tra gli stand abbiamo visto i tuoi capi e ci hanno colpito subito. Sei uno stilista, certo, ma guardandoti torna alla mente la tradizione delle arti performative. Potremmo definirti cross-mediale. Sei d’accordo?

T: Esatto. Per me la cosa più importante è operare in mezzo a più discipline. Questo perché tutte le novità oggi toccano 2, spesso 3 forme d’arte differenti e questo è ciò che conta. Mischiare “arte” con la moda è ciò che più mi interessa in questo momento storico.

K: Sui tuoi abiti vengono riportati slogan molto potenti. Perché decidi di scriverli su magliette, felpe o giacche e non su una tela?

T: Penso che la moda oggi sia la maniera più accessibile per comunicare. E avere forza comunicativa è la sola cosa che conta. Non importa se poi verrà catalogata come fashion, dell’arte contemporanea o qualcos’altro. In molti oggi conoscono e seguono le tendenze sull’abbigliamento. Perciò è diventato il modo più semplice per dire qualcosa.

K: Vorremmo chiederti quali sono i tuoi riferimenti. Quali sono le tue fonti di ispirazione?

T: Tantissime. Vengo molto ispirato dalla musica: ascolto tanto jazz ma anche un sacco di rock n’ roll. Bob Dylan, Led Zeppelin: tutta la musica che ascoltava mio padre. Forse è imbarazzante da ammettere, ma ascolto la musica che piaceva a lui.

K: E qualche nome dal mondo dell’arte?

T: Certo che sì. Uno dei miei preferiti al momento è Lucio Fontana, che adoro per il modo di trattare la tela. Tagliandola, strappandola a suo piacimento.

K: A me l’esibizione di oggi ha ricordato Jackson Pollock

T. Capisco cosa intendi. Beh ammiro anche lui, ma penso sia difficile citare in una sola intervista tutti coloro che mi hanno lasciato qualcosa.

Grazie mille Tigran. E ancora complimenti per il tuo lavoro.

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