Y/Project

È il brand tra i più chiacchierati (e desiderati!) a livello globale, e il suo proposito è “rendere felici”. L’incredibile storia di Y/Project

Chi ci segue abitualmente sa già che prediligiamo le storie in salita. Conosce bene il nostro gusto per i risvolti bizzarri, gli accadimenti extra-ordinari. Dalla scalata di Marine Serre sino all’originalissimo design di Tattoo Sweaters: amiamo le storie fatte di alti e bassi, colpi di fortuna, ma anche pazienza, amore disinteressato per la disciplina. Amiamo gli occhi che sanno osservare e studiare, proporre, immaginare. Questa di Y/Project è una di quelle storie.

Y/Project | Le origini

Y/Project, per come tutti noi oggi lo conosciamo, è un brand che probabilmente non sarebbe mai esistito senza la figura di Glenn Martens. La fondazione del marchio vera e propria, a dire il vero, avvenne nel 2011 ad opera del designer Yohan Sarfaty (dal cui nome deriva la Y), che purtroppo venne a mancare solo due anni più tardi.  È a questo punto che Glenn assume il controllo della nave, in veste di Direttore Creativo: siamo a Parigi e l’anno è il 2013.

Ecco la parte della storia che ci piace: ereditare un’azienda in un momento così delicato è, già di per sé, un compito arduo. Aggiungeteci anche che in quel momento Glenn, designer belga, non ha alcuna nozione sul mondo della moda. È, anzi, “solo” un giovane laureato in design di interni, sebbene si sia formato nella Royal Academy of Fine Arts (la stessa di Martin Margiela).

Tuttavia, tramite una strategia prudente e ben pianificata, lentamente riesce a introdurre quegli elementi di innovazione che porteranno Y/Project alle stelle. Proprio in segno di rispetto per ciò che era già stato fatto, Glenn avvia un processo di transizione lungo due anni, durante i quali progressivamente l’estetica di Y/Project si sposta da quella originaria a quella odierna.

Y/Project woman

Y/ Project | Il trionfo

Quando Y/Project diventa il colosso dello streetwear mondiale che è tuttora? Possiamo affermare con sufficiente certezza che lo spartiacque della storia del brand sia rappresentata dalla collezione femminile dell’inverno 2016. Che è anche l’anno in cui Y/Project è uno dei marchi selezionati per il premio LVMH. A partire da questo momento su Y/Project si accendono sempre più riflettori, le vendite aumentano in maniera esponenziale.

A questo primo importante riconoscimento, infatti, sia aggiungono anche, nel 2017, la vittoria del premio ANDAM (di cui farà il bis nell’edizione speciale del 2020) e il riconoscimento di Glenn tra i 500 stilisti più influenti del mondo. Nel 2018 Glenn Martens vince il titolo di Designer dell’anno ai Belgian Fashion Award (vinto in precedenza da Raf Simons) e l’anno successivo partecipa al Pitti Immagine Uomo.  Insomma, al momento Y/Project è uno dei brand più apprezzati e seguiti in tutto il globo, alla stregua di Jacquemus e Marine Serre. Veste celebrità come Rihanna e Chloé Sevigny e possiede più di 150 punti vendita sparsi per il pianeta.

Y/Project man

Il concept

Quali fattori del design di Y/Project hanno permesso la sua vertiginosa ascesa? Come spesso accade, la prima chiave di volta è la combinazione di elementi (e riferimenti) storici, nascosti tra fittissimi giochi di contrasti e proporzioni. E proprio il gioco, la sperimentazione e l’audacia sono chiavi di volta ricorrenti nel mondo della moda. L’obiettivo della casa di moda è trasmettere emozioni tramite i propri capi e, così facendo, rendere felici coloro che li indossano.

Y/Project si contraddistingue grazie al design elaborato, spesso costituito da una stratificazione di tessuti che gioca con differenti simmetrie. Riesce così a combinare l’energia dello streetwear all’eleganza classica delle silhouette, plasmare le tendenz femminili e maschili sino a fonderle in un intrigante look unisex.

La collezione Fall Winter 21 non fa eccezione. Se tessuti, acconciature e accessori rimandano esplicitamente al gusto retrò, gli abbinamenti e le forme incarnano tutto lo spirito del dinamismo contemporaneo. Qui tutto è concesso: una maglia in tessuto tecnico fluo accostata a una gonna di seta, colletti esuberanti che strabordano di proposito da una scollatura. I capi sono volutamente asimmetrici, talvolta ai limiti dell’indossabile, tanto che in passato Glenn ha realizzato un tutorial apposito per aiutarci a infilarli.

Ai nostri occhi, è lampante che la chiave dell’enorme successo di Y/Project sia la combinazione tra una classe innegabile e una forte componente giocosa, ironica, leggera. Quella sbavatura nell’eleganza assoluta che tanto ci piace, quell’effetto “tongue in cheek” di cui andiamo matti. Uno stile infallibile a cui nessuno vorrebbe mai più rinunciare.

Y/Project couple

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